PROGRAMMA PASTORALE

Perchè?
Ormai in ogni settore della vita si programma e si verifica quanto previsto, per meglio raggiungere gli obiettivi prefissati. Così abbiamo le pianificazioni aziendali, quelle economiche, delle risorse, si pianifica lo sviluppo di una città, ma anche l’azione educativa da porre in atto, le prevenzioni da adottare, si pianifica un viaggio, le ferie, il lavoro. Anche la Chiesa pianifica il “lavoro” pastorale. Io non so se esista, nei Documenti del Magistero, una definizione che dica con esattezza cosa sia un Programma Pastorale. Se dovessi formularla direi che un Programma Pastorale è uno strumento messo nelle mani degli operatori pastorali, con la pretesa di far lavorare insieme le comunità di un territorio su alcune priorità, individuate tramite un lavoro di discernimento, suggerendo un metodo e delle linee per il raggiungimento degli obbiettivi comuni individuati.
E’ lo sforzo di calarsi profeticamente nella situazione concreta del territorio in cui la comunità cristiana vive, con tutte le sue tensioni e le sue sfide, per riportarvi l’annuncio del Vangelo e la trasmissione della fede.
In non pochi, tuttavia, vedono il Programma Pastorale come uno strumento freddo, tecnico, “privo di spiritualità”, pieno di date e “cose da fare”, che vuole omologare il lavoro pastorale delle parrocchie. A costoro è bene precisare che esso non annulla la pastorale di ogni singola parrocchia, ma prova ad innestare nel lavoro di ogni singola realtà degli obiettivi comuni, perché la Chiesa è comunità che cammina insieme e nessuno è un battitore libero.
L’idea di spiritualità che soggiace ad ogni Programma Pastorale è quella di una Chiesa Comunione ed anche quello che può sembrare uno strumento tecnico ha un anima ed una spiritualità nella misura in cui chi lo usa, sa trasmettere e infondere. Non è una “gabbia” dove tutto è preordinato e al di fuori della quale nulla è permesso. Il Programma Pastorale è uno strumento flessibile che va adattato alle diverse esigenze ma che, nello stesso tempo, richiede fedeltà allo spirito con cui le iniziative sono proposte più che alla lettera con cui sono scritte e la sua elaborazione non è una semplice questione di enucleare orientamenti, linee di azione o calendari pastorali.
Si tratta insomma di avere davanti un quadro chiaro della situazione e l’ideale al quale, seguendo Cristo, vogliamo giungere. Quello che serve è un atteggiamento di apertura e disponibilità, superando pregiudizi e chiusure preconcette, non verso il Programma Pastorale che è e resta uno strumento, quanto verso lo spirito che lo anima: il camminare insieme verso gli obiettivi che ci siamo fissati.
Rimane tanto da fare e umilmente proveremo a metterci ancora in ascolto per far sì che il cammino sia davvero comunitario e le mete che s’intravedono attraverso il discernimento si raggiungano con l’impegno di tutti.

Don Claudio