Le celle… come la capanna di Betlemme

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«La capanna è il luogo centrale del presepe. Ma oggi, per milioni di persone, continua a essere rifugio o abitazione. Sono *capanne fatte di cartoni, legni, lamiere che, attenzione, non troviamo solo nelle perdute foreste, ma anche nelle grandi capitali*.
Ma la capanna o la baracca è presente in Italia anche in modo strutturato. *Le celle che custodiscono persone si possono paragonare a queste situazioni-limite per il decoro di una persona?* Lasciamo il punto di domanda, ma tentiamo anche una risposta: quattro detenuti, in uno spazio solitamente previsto per due, quando devono consumare i pasti non possono più muoversi. C’è una zona bagno dotata di wc e lavandino con acqua fredda che serve per le stoviglie, per lavare gli indumenti, la verdura, e lavarsi quando ti svegli. In quello stesso spazio devono trovare posto anche un fornello da campeggio per cucinare e un armadio a un’anta dove mettere tutti i tuoi abiti che, una volta lavati, devi appendere alla finestra sperando nel raggio di sole, perché il calorifero è perennemente insufficiente. C’è poi un frigorifero per 60 persone, pieno di sacchetti dei singoli che arricchiscono il cibo con prodotti propri. E poi un locale doccia dove, quasi sempre, le norme igieniche sono carenti, anche se c’è l’acqua calda.
Questa è la capanna, la baracca che in Italia lo Stato gestisce per oltre 54.000 persone di cui una ottantina (circa), nell’anno in corso, si sono uccisi. Una capanna dove custodi e custoditi soffrono carenze di ogni tipo, a partire dal non rispetto della singola persona.
Tanto altro si potrebbe aggiungere, comprese le cose buone legate alla presenza dei cappellani, degli insegnanti, dei volontari.
In questo clima natalizio, perché non operare per favorire un incremento degli incontri tra le famiglie, con i figli, con i genitori? Sono cose semplici. Ma non si fanno. La burocrazia la vince sempre. Certo, si può telefonare, ma poi si scopre che le strumentazioni non reggono la richiesta. Possibile? Sì, siamo nel 2022, ma nelle carceri tutto è diverso e non c’è neppure uno scambio di esperienze».
Ecco una delle voci “dalle periferie” che arricchiscono *il numero di dicembre dell’Osservatore di Strada dedicato al Natale degli Scartati*. Lo trovi qui:
https://www.osservatoreromano.va/it/pdfreader.html/ods/2023/01/ODS_2023_006_0101.pdf.html